Quindici giorni o sei mesi?
E arrivi dove non vuoi essere, perchè la testa, i pensieri, le idee, gli stati d'animo sono ben lontani da quell'azzurro cotone. E pensi che sarà come al solito, forse anche peggio... forse avrai le gambe più gonfie domani e ti lamenterai delle tue scelte e dirai che è ora di cambiare, di nuova aria, di nuove e confuse incertezze, che quella tipa è una a cui bucheresti le ruote della macchina pur di non vedertela davanti frizzante e con il fucsia sulle labbra sporgenti come lamette che ti tagliano la dignità quando le usa per sillabare parole. E l'altra che parla, parla troppo e la ascolti sempre meno, vorresti che ci fosse un sibilo, ora, si, un sibilo forte che ti stordisca da non sentirla proprio più. E la piccoletta che si è tagliata i capelli e sta benissimo, che arriva in ritardo e chiede scusa abbassando gli occhi, niente sorriso, strano... lei sorride anche se un laghetto di melma le si piazza sotto le scarpe, sorride per farti sorridere, parla per farti ridere di se stessa, si agita come una bambina emozionata quando ti spiega qualcosa, ammicca dopo ogni battuta che ti fa venire meno noia di restare.
Parlano e lei sta immobile, guarda di là, pensa altrove. Si,vero, capita la giornata storta a tutti, capita che non sei in forma e presente sei assente. Le parlo dopo, penso...
Era meglio di no, era meglio bucare le ruote e scappare via, era meglio ascoltare quella nenia per tutta la vita, era meglio pensare che beh capita, come appena detto da una femmina idiota che non si fa toccare nemmeno da monsone indiano, che sentire da una voce sottile, faticando per dire tutto, che ... quindici giorni o sei mesi. Non è una domanda, è una finestra di tempo che durerà una vita. Una giovane, una semplice, una timida, una... e quel tempo mi entra dentro e mi stordisce come aver sbattuto contro una porta chiusa, che mi ha annientato crudelmente qualsiasi altro pensiero e penso al mio tempo, lascivo e senza obbiettivi, sempre meno di quello che vorrei, sempre al limite minimo per agire, all'ultimo momento è la mia abitudine.
E non voglio arrivi il tuo, ultimo e sensa dopo. Ti ho vista innocente pregare, ti ho vista impaurita per il suo piccolo futuro, cinque anni fa. Ma lui è un "micro uomo" dicevo io e tu e Davide ridevate dietro un plexiglass annebbiato dall'umidità; carezze alla plastica prima della sua pelle sottile. Ci stavi bene con quel piccolo pelato contro il seno, scaldarlo e amarlo senza gesti, senza parole, respiri tu, respira lui... questo è il legame perfetto, assoluto e divino, inscindibile quanto precario allora. Cinque anni e cammina, parla, ragiona, troppo grande sta diventando e non immaginava nessuno come ce la potesse fare, ma è quasi un miracolo... uno dei rari vissuti, il mio primo, nato in un natale senza neve, mesi in una culla a termometro e tubi ovunque e ora disegna casa e se stesso da appendere al letto di sua sorella. Non ha i suoi occhi vero? Sono castani come Davide, Marco invece ha i tuoi verde smeraldo. Senza capelli, con una faccetta furba che ti somiglia, troppo direi, troppo per non piangere poi ogni volta che la rivedrò.
E tu respiri... respira, ti prego respira e perdonami se non smetto di parlare, se ti racconto del mio tempo, vedendo foto di montagna e di musica appena sentita, dei miei nipoti, di quel ragazzo troppo scemo che credeva di sedurmi, di quella capa farfalleggiante che mi fa incazzare e che prendo in giro per ogni cosa, di questa mattina che la tizia al bar lagnava un cappuccio "ben caldo" dopo averlo bevuto, e scusa se la brioche non è calda, ma spero sia buona... mastica piano Claudia, respira e poi inghiotti piano quel pezzo di dolce tra le dita e fa niente se qualche granella di zucchero cade sul pigiama azzurro, come il mio cerchietto sui capelli. "Ne ho due, te ne porto uno? No grazie, non li uso"... e manca il fiato per otto sillabe e ancora plastica dove cercare sollievo. "Però ti dona la mascherina, è chic fatta così, è di quelle moderne, direttamente aria dalle Alpi!!" E tu ridi, tra un sighiozzo e le lacrime e due respiri affannati di seguito. Non ci bado, continuo a parlare, vorrei che ogni parola mia fosse cellule nuove per te, sane, capaci, vive... e te lo dico con la mente questo perchè non devi sentire come la disperazione sta mangiando me. Come ho chiesto stanotte a quel divino illuminato incastonato nel cielo di fare un asta per darti tempo, un baratto gratuito, forza venite! Chi ne ha ne ceda un po', si regala tempo qui, iscrivetevi alla lista voi ricchi d'anni e donate ai poveri dei minuti; non abbiate paura, basta un giorno dei vostri, non si chiede un miracolo, un giorno da tutti è tempo in più per lei... per lei, per loro, per non doverti ricordare senza parole e senza verde tra le ciglia.
E' un affare a cui ci sto. Prenditeli questi anni in cui io non farò nulla e lei potrebbe essere tutto, come già lo è, come piange perchè ha paura che gli manchi la forza di lasciare e io deglutisco veleno contro il destino. Nel momento più dolce, hai rivoltato la terra, sei bastardo sai? Potevi farne a meno, potevi non fecondarla di nuovo per poi portarla con te lontano dai frutti, da Giulia... che non sa tenere tra le braccia perchè cedono ed una mano è impegnata a spingere aria dentro a quel pezzo d'organo viscido che non fa da solo. Maledetto anche tu! Cosa te ne fai di lei? Lasciala qui, a spingere il passeggino, a comprare scarpine rosa e vestiti per crescere... ne puoi fare a meno di lei, loro no. Ti chiedo pietà, sai cos'è. La senti in ogni preghiera di chi vuole speranza, non girare le spalle stavolta, è un prezzo immenso... meschino da chiedere, dove sai bene che rancore e odio avrai di seguito.
"Dovrei cominciare lunedì o martedi", "Ehi sei raccomandata, il gran capo in persona in udienza da te" due lacrime ancora a screpolare quell'angolo, scendono sempre nello stesso punto, le guardo cadere senza farmi accorgere, tengo le mie per adesso. A te, lunedì farò vedere fumetti in bianco e nero di una parodia segreta, ti porto le pizzette del panettiere e ce le mangiamo sbriciolando su pigiami, lenzuola e tutto quel che vuoi... tutto il tempo che vuoi, te lo prometto. Quincidi giorni o sei mesi o sempre. E respiri... respira... ti prego.
Davila