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Utente: DaviladeRoja
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domenica, 01 novembre 2009

 

Dimmi a che serve pensarti... lontano come sei... aria fredda invece che l'odore di te... e la mia pelle muore senza...

"Dimmi a che serve restare, lontano in silenzio a guardare la nostra passione che muore in un angolo... non sa di noi... non sa di noi... non sa di noi"

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 15:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:
mercoledì, 16 settembre 2009

Bevo martini e piove, entrambi come mai prima...

Stava seduta, era sicura di questo, la musica che andava era un altra certezza, nelle cuffie aumentava lo stordimento, al massimo del volume, così la sentiva solo lei e non disturbava i vicini anche se la sua casa non confinava con loro. A fianco ce n'era una vuota, vuota sempre, tranne che per qualche giorno all'anno, quando il padrone passava per una o due notti e una donna poi più niente per mesi e poi silenzio come il resto dei mesi.

Qui c'è silenzio, uno naturale, in equilibrio con l'ambiente, niente di città, poco cemento, grano e boschi da stancare le gambe. Il massimo del rumore è un trattore che accellera o una macchina che prende la discesa lasciando i freni. Il massimo degli abitanti è un ottantina esagerando, il più giovane, l'unico, ha un anno. Il più anziano, più d'uno, ne ha come il totale.

Aveva scelto da sola questo posto, non le era sembrato lontano, non le era sembrato piccolo, le era sembrato adatto. La casa come una volta, il cortile, il giardino di sei passi per sette, le stanze uniche di un piano. Mancava una scala, ce l'avrebbe messa e poi sarebbe stata sua...

Aveva scelto da sola, pensando che non lo sarebbe stata per viverla ma pensava male. Le fu chiaro presto, a zerbino ancora nuovo che le sole scarpe sarebbero state le sue. Ora le lascia all'ingresso, senza vergogna, lascia tutto sparso per riempire lo spazio e non sentire il suo eco.

La solitudine non è triste se la si desidera, è la buona compagnia di se stessi che insegna a starci bene. E' necessaria per potersi conoscere dentro senza avere paura degli specchi, è un posto al riparo dalla confusione dove si trovano le domande da farsi e le possibilità di rispondere.

Stava bene lì, non era più quel desiderio che l'aveva accesa con le chiavi in mano, ma era stato il posto da cui farne altri, notte dopo notte, sognando senza dormire. Erano sogni piccoli da starci in un pensiero e da realizzare con i soldi d'avanzo. Erano anche di misure in più, da aspettare col tempo tenendoli fermi con le lacrime sulle ciglia, conservati in più pensieri per respirarli profondamente contandoli e non farseli mancare mai. Ne assaggiava a sorsi per non ingoiare illusioni, li ha confessati e ne ha riso, li ha amati e rimpianti, ne ha disfatto la trama e li ha ricuciti di un altro colore e di tanti insieme ne ha fatto uno, che può essere vero.
Lo dice sorridendo, dice che sarà e che questo le resta, almeno questo.

Ci crede, da sola ancora, o quasi. Quasi tutto che lei è si porterà, tranne i muri di questa solitudine. Quelli restano in cortile, in questa dimensione fuori città dove si cammina piano e non si contano i giorni. Dove quando viene sera si vede il vero buio intorno e da un lucernaio le scie degli aerei, le case si zittiscono presto in ogni stagione, le persone diventano invisibili, gli odori dei boschi diventano padroni dell'aria...
Le piace, ascoltare il silenzio... adesso mentre piove e quando ne ha bisogno.

Ne aveva un altro stasera, lo ha aperto d'impulso, lo ha carezzato guardando, l'ha baciato con le dita e ha aspettato che si richiudesse come succede... ma è rimasto, come la musica, come il cuore veloce, come l'ansia sospesa di quel che succederà. Ne ha bevuto dei sorsi appena per non consumarlo di aspettative e finirlo. Ha preso tempo, tra cenere di sigarette ed euforia, si è letta cosa dire e ripetuta il coraggio...
Si è sentita stupida quando è scivolato via e non l'ha fermato... le lacrime nemmeno.

Piove, su quest'alba e il bosco torna a nascondersi, tra poco si apriranno le porte e il giorno entrerà a svegliare, la prima macchina è appena passata, tornerà stasera.
Lei e il silenzio si spezzano, quel piccolo dolore di ogni momento insieme da pagare alla luce in arrivo fa male prima di vederla.
Il martini era buono, il momento anche, uno di quelli da stringere forte, uno che sarebbe stato suo, solo suo.

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 06:27 | Permalink | commenti
categoria:nuit
domenica, 06 settembre 2009

Le persone scappano... con le più diverse e bizzarre motivazioni, non che siano ingiustificate, ci mancherebbe, ma in pochi casi la fuga da soluzione a qualcosa. Si scappa per vigliaccheria, per scampare a chissà cosa, per paura di molti di quei chissà.
Le persone scappano... portando con sè il motivo a peso sul resto della vita e non lo dimenticano.
Qualche saggio lo userà per evitarne altri in bilancia, altri se ne serviranno per future fughe.
Le persone scappano... si lamentano che tutto non và, insoddisfatti, inquieti, tutte energie spese senza
fantasia. Sono le stesse lagne da bocche diverse.
Le persone scappano... scappano dalla felicità, fa paura, una dannata, forte, travolgente paura.

Sto leggendo un libro splendido del mio autore preferito, uno dei miei, uno dei miei che non mi stanco di leggere e mi è indispensabile sapere di poterlo leggere. Finalmente sono riuscita a cominciarlo quel libro,  l'ultimo che ha scritto, mi ha fatto da compagno di viaggio in due o tre posti, lì messo bene in valigia tra i vestiti e quando la disfavo finiva sul comodino di quegli alberghi ma senza averlo aperto mai. Finiva il viaggio, ritornava tra i vestiti. Viaggi di treno, di aereo, e lui sempre in mezzo, la copertina un po' piegata e quel segnalibro immobile alla prima pagina. Anche in questo viaggio è con me, stavolta non in valigia ma in borsa, credendo che avesse diritto ad un po' d'aria invece che il peso degli abiti. Qui, a casa sua l'ho cominciato. L'autore è nato qui, poi scappato, da giovane, ma ha le radici e la cultura e soprattutto lo stile di raccontare è di quest'aria. A chiunque mi chiede un buon libro dico uno dei suoi, mi viene fuori per primo, nemmeno ci penso, esce il suo nome e un titolo per conoscerlo.  
Leggerlo vuol dire lasciarsi andare pagina dopo pagina, non si interpreta, lo si segue come su una barca a
vela che si sposta pacifica sul mare, senza frenesia di arrivare al porto... si và, non sai dove fino alla fine e quando ci arrivi ringrazi del viaggio e di tutto quello che hai provato. I suoi racconti forse non sono travolgenti d'emozioni, nè di colpi di scena che ti immobilizzano su quello che leggi, no, ti portano... ti portano nella storia e la storia ti porta ai personaggi e loro si prendono te e ti portano nella storia e sei tu che baci Anna o giochi a carte con don Gaetano o sei l'ebreo della grotta e sei anche don Raimondo dei libri, sei tu e la storia... non dice il nome di chi la conduce, perchè può farlo ognuno che legge, ognuno può raccontare la storia, la propria e quella di altri e insieme se ne fanno una.
Dal titolo l'immaginazione spazia; Il giorno prima della felicità. Si può pensare a tutto da quel titolo, ma
anche nei titoli Erri de Luca non si interpreta, non serve... giri la copertina e inizia il vento.

-Quando arrivò al tu, mi toccò il braccio. Seguii la sua mano che me lo sollevava fino alla sua spalla. L'altro braccio andò da solo al giro del suo fianco: la figura d'inizio di un ballo.
"Ecco così me l'ero immaginato. Tu scalavi il balcone per guardarmi, io scendevo le scale per venirti
incontro. Tu avevi una segreta in una torre dove avremmo ballato. I desideri dei bambini danno ordini al futuro. Il futuro è un domestico lento, ma fedele."
Anna parlava senza una briciola di accento, una lingua di libri. Il suo fiato erano righe accarezzate. Si
fermò come per andare a capo. Toccava a me.
"Ti ho aspettato fino a dimenticare cosa. Mi è rimasta un attesa nei risvegli, saltando giù dal letto
incontro al giorno. Apro la porta non per farlo uscire ma per farlo entrare."
Appoggiai la tempia alla sua.
"Anna è passata un eternità."
"E' finita. Ora comincia il tempo, che dura momenti."-

Non so quanti viaggi e parole usciranno dalle valigie e dai ricordi fino a quel giorno. Mi lascio portare, senza fretta di venti veloci, con la pazienza di aspettare il futuro... quale lo desidero da morirci, non fa paura, l'ho aspettato così tanto senza dimenticarmene mai anche se si allontanava in certi momenti, come fa il vento bizzarro che non gonfia le vele. 
Mi avviserà prima, è già da queste parti, lo sento nei soffi di questa città, è nei muri di tufo e nelle
banchine dei suoi porti, è in quegli scogli su cui lasciare i pensieri e prendere il sole, è nel suo blu di un mare che ti asseconda l'attesa, è negli strilli da vicolo per chiamare i sordi, è nel suo vento da un capo all'altro, è negli occhi di tutte le storie raccontate... è in quel giorno domani, il giorno prima...

Davila

" E tu, non avere paura di me"

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 03:23 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 11 agosto 2009

Avrei voluto essere preparata, lo avrei voluto se lo avessi saputo, ma come succede quasi sempre, soprattutto a me, l'imprevedibile arriva e si ferma al mio fianco. Sono una sua visita abitudinaria, crede di farmi sempre piacere arrivando, è vero, ma non tutte le volte e quella fu una volta che avrei preferito sapere prima... per essere praparata, tutto qui, solo per quello, capii dopo che era impossibile essere pronta.

In quel posto ci ho lasciato un sogno, uno grande e tutta l'immaginazione di seguito che lo avvicina alla realtà. Erano pensieri, nascevano da una tristezza profonda, da una mancanza, ma lì, appoggiata a quella ringhiera, in quel prima di cena con il tramonto appena accennato e il mare al di sotto si addolcirono. E' accaduto che volevo essere uno dei gabbiani che volavano in quel tratto di scogliera, l'nvidia di quel volo, la loro libertà, i loro suoni e la loro simbiosi col mare, il bianco delle piume e il vento attraverso, a chiamarsi l'uno con l'altro, sfiorando la parete di roccia e la superficie del mare, cercando pesci e pace. Vedevo il piccolo abbozzo di spiaggia e pensavo che un paio d'ali e ci sarei arrivata anche io. Il sole faceva da pellicola a quei colori e io c'ero nell'insieme. I capelli che continuavo a spostare dal viso per vedere sempre più particolari, il desiderio di un tuffo da lassù si faceva strada ma non sarei mai arrivata ad immergermi nel mare, le rocce sporgenti mi avrebbero accolto prima e non era mia intenzione diventare il cibo per quei bellissimi uccelli. Quel vento, quel vento delle altezze che ti  attraversa i vestiti e ti fa socchiudere gli occhi di piacere per ogni suo passaggio, sorridevo, pensando che se fossero state le tue mani a passare su di me così, sarei potuta morire di quel piacere. Ho cercato di leggere i graffiti sulla ringhiera, cuori e iniziali di chissà che amori ingenui, vari i love e un paio di tifi calcistici. Chissà perchè non si usa l'italiano per dire amore, ma love che è più breve, forse più efficace, forse più adatto alle età di quelle iniziali. Non te l'ho mai detta in quel modo, anche se ho scritto le nostre iniziali da qualche parte e le ho pronunciate infinite volte per sentire come stavano insieme, che scema...
Non volevo andarmene, stavo troppo bene in quel parco, nonostante fosse novembre non faceva freddo e non c'era nessuno che potesse notarmi; d'altronde ero lì da un bel po' e se fosse stato affollato come penso sia in primavera qualcuno ci avrebbe fatto caso ad una ragazza quasi immobile che guardava il paesaggio, forse avrebbero fatto caso, o forse no, ed era quello che speravo non essere vista se non da tutto  quello che io stavo guardando, come se il mare e il cielo avessero occhi e inevitabilmente ricambiavano i miei.
Penso che in momenti come questo si cerchi di raccogliere i pensieri il più vicini e lucidi possibili, li si sfogli ad uno ad uno e poi si decida di tenerli o lanciarli al vuoto... i miei erano sparsi e stavo tentando di raggrupparli, passavo da ricordi lontani a quelli di ieri, da idee lasciate a marinare a propositi futuri, da immagini vissute a visioni fantastiche, ero proprio immersa in me.
La mia amica accanto a me, rispettava il mio silenzio, era bastato che mi dicesse una frase per farmi isolare l'attenzione. Lo sapevo che questo è un posto che frequenti, ma sentirlo dire da qualcun altro è stato penetrante. Mi ha trafitto, mi ha ribaltato l'anima come se avesse avuto un incidente e fosse uscita dal corpo per il colpo,  timore ed emozione insieme; timore di aver violato un tuo luogo preferito, quasi come se nessuno a parte te avesse diritto a starci, emozione perchè mi ero avvicinata sempre di più alle tue abitudini. Stavo guardando quello che tu vedi, ho passeggiato con gli stessi passi, mi son fermata probabilmente alla stessa ringhiera dove anche tu, penso, ne sono sicura, ti sei fermato e forse anche a te il vento ha fatto socchiudere gli occhi e hai giocato a seguire il volo dei gabbiani e hai pensato tanto a chissà cosa.

Ti ho detto una volta che ero gelosa del tuo tempo, che avrei voluto sapere di come vivi, di cosa fai, di dove vai, ora sono in un posto tuo e potrei restare qui, ma non ne ho dirittto, tu non mi vuoi qui, tu hai paura di sbagliare, di pentirti, di avere responsabilità troppo grandi nei miei confronti e non pensi che anche quelle si condividono e io so prendermi le mie fino all'osso, sapendo quanto rischio e accettarlo, sapendo che...
La mia amica mi dice quasi sottovoce che è meglio andare, ha ragione, siamo stati parecchio qui. Comincio a parlare ridendo, raccontandole di una storia che ti accadde proprio qui, devo riportare l'attenzione alla realtà, costosa e lontana da qui, però sono stata felice di esserci, impreparata a ciò che sarebbe stato, incosciente, avventata forse ma consapevole che non sarei voluta essere da nessuna altra parte se non dalle tue e non me sono mai pentita, anche se poi dovrò pagare e lo so, ma sono abituata a difendere i miei sentimenti e li proteggerò anche da te se non li vorrai o ne avrai così paura da nascondermi in qualche angolo della memoria, nei ricordi confusi di un tempo della tua vita.
Camminiamo verso l'uscita e come sempre faccio quando lascio un luogo che mi piace e che ho vissuto, mi volto indietro e imprimo nella mente l'ultima immagine.
Una ringhiera e le sue storie, la linea immaginaria che unisce cielo e mare e in quel momento un gabbiano è salito da giù ed è rimasto a librarsi per qualche secondo e gli ho preso le ali per un attimo...

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 13:08 | Permalink | commenti (2)
categoria:moi
giovedì, 23 luglio 2009

Pensavo, da qualche giorno, forse da settimane che potevo riprovare a vedere se con la scrittura ci potessi riavere un rapporto, non pretendo come prima, da innamorati persi, ma almeno di rispetto, di affetto e cos'altro non so. Di certo l'ho tradita, lei si aspettava di essere una parte fondamentale e indissolubile della mia vita, invece no... l'ho lasciata a se stessa, abbandonata, per far prendere il suo posto da un antipatico Nulla che mi ha allontanato da tutte le intenzioni. Provo... non so come andrà, è un po' come riprendere la moto dopo una caduta che ti ha fatto male e ti ha immobilizzato a lungo e si ha paura. Ho paura, potrebbe voltarmi le spalle e non volermi più, potrebbe dirmi "è finita per sempre", potrebbe umiliarmi non facendosi più sentire viva com'era e scrivere solo parole sterili, disinfettate dall'alcool dell'inespressione, con la povertà dei sensi che volontariamente ho represso per tanto tempo...
Iniziare da qui ha un significato affettivo. Questo posto è stata la mia libertà di essere, la mia crescita, il mio svezzarmi da una pappa scondita che seppur piacevole aveva poco sapore. Poi col tempo e con le aggiunte si è aperta, si, proprio aperta a infiniti sapori e alla voglia di sperimentarli tutti.
Timida nel rivelarmi, schiva a far capire il profondo, qui, era la mia calamita, era l'attrazione anche dolorosa nell'esprimere ciò che sono io. Io e tutto il mio paese dentro, abitato da persone e sentimenti, ma anche di intimi assoli di solitudine.
So come ricominciare. Nella mia testa le parole non hanno mai smesso di girare, a volte vortici, a volte brezza tiepida, a volte irruenti in torrenti di pensieri che tentatavano di risalire, aggrappati alle pietre delle emozioni ma il Nulla schiacciava le dita e si lasciavano andare, sciogliendosi, cadendo giù. A volte urlavano così forte che non riuscivo a dormire e scoppiavo in pianti silenziosi che asciugavo a fatica. Li vedevo in fondo, pensieri feriti, tra cui io passavo in mezzo evitandoli per non ferirmi io stessa, salvandomi, credevo, col cinismo e l'arroganza di poterne fare a meno.
Non leggevo nemmeno più, io divoratrice di libri, famelica di parole, di fantasia, di curiosità. Ancora adesso non è come prima, è un percorso lungo ritrovarsi... e cominciare da qui è ancora più faticoso, ma non ho mai scelto la strada più semplice nella mia vita e son brava a complicarmela durante, ma ho deciso che un tentativo lo farò... è diventato opprimente tenere chiuso tutto, credevo fosse la scelta giusta, ma di recente qualcosa si è svelato, è uscito dal buio, nonostante ce l'avessi spinto per primo con forza ma era un tormento continuo, spesso dolce, ma taciuto per non dargli aria, segregato razionalmente per cause incorse... ma picchiava i muri, mi tratteneva con violenza a sentire i suoi battiti, cercava ancora di me, nonostante l'avessi strappato, seppellito lontano, lasciato al fuoco della dimenticanza. Ero illusa, profondamente illusa di riuscirci davvero. Non si può vivere senza il proprio sangue, quel qualcosa è il mio sangue, forte, prepotente, usurpatore della tranquillità, affascinante traditore, ti scuote e ti abbraccia, ti rompe e ti risorge, ti fa sentire fuoco e acqua, ti tiene dolcemente la mano o ti fa correre per farti salire senza fiato... non riesci a vivere senza sangue, non posso vivere senza e ora lo so. Amore, perdonami.


Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 14:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:moi
giovedì, 18 settembre 2008

E lei è sola, in fondo... anche adesso che non risponde al telefono. Ci ha pensato prima di scegliere di chiamare, ha messo su un cd, ha premuto mute sul televisore ed è entrata nella dimensione dei suoi pensieri, come sempre.

Ha risposto, assonnato, indifferente, con niente da chiedere e ancor meno da rispondere. Lei ha capito che non vuol essere un corridoio dove lasciare una giacca dimenticata, lui voleva solo un passaggio fuori dalla solitudine che però non abbandonava mai, così come le paranoie, così come quell'oscurità in cui tutto sembrava lo spingesse, quel labirinto nonostante buio, accogliente, sicuro, in gabbia.

Non puoi aiutare chi non vuol essere aiutato, diceva il dalai lama, o forse qualcun altro, o forse non ricordo... così come non puoi amare se non ami te stesso e questo lo diceva un altro che dell'amore non sapeva tutto, ma aveva intuito che non è universale e non basta a saltare i burroni o abbattere muri. L'amore lega a se stesso chi ne ha bisogno... questo lo dico io.

Non sa rispondere se non che lo sapeva, già... lei sapeva e ora sa meglio che nonostante stia bene quando sta con lui, non è che un momento e finisce con la sua prossima assenza. Ci è abituata, le faceva compagnia quando si pensava che si poteva stare insieme, quando capitava, quando si era liberi dal lavoro e un po' di benzina in macchina bastava per raggiungersi.

C'erano momenti quasi perfetti, quasi che a raccontarli erano pieni di dolcezza e sorpresa, come ogni tanto le diceva "Tu mi sorprendi" lui invece "ti voglio" nel suo letto, con la spalliera che cigola e la tv mai spenta, quasi sempre al buio, nel suo, impenetrabile e insolvibile e lei voleva starci con la sua luccicanza silenziosa e non invadente. Di questo può avere colpa, di aver accettato qualcosa che nessuno avrebbe voluto mai, almeno non chi pensa all'amore, sognando un futuro, che il domani sia in due e di più; no, chi pensa questo non può stare al buio.

Lei voleva che vedesse qualcosa oltre... lei voleva che iniziasse ad amarsi e quando ci sarebbe riuscita avrebbe lasciato che trovasse chi l'amava, ma non si sta per forza sulla stessa strada quando ci si scontra invece che affiancarsi e finirà così o e già finita, questo ancora se lo deve sentire dire visto che si aspetta almeno quelle parole dette a chi lui ha lasciato prima di lei, con delicatezza, con rispetto, con la comprensione che merita chi vuole bene, ma crede sia un sogno aspettarselo. Lei non è stata così importante, in realtà non lo è mai stata per nessuno tanto a lungo, perchè fuggiva quando la si voleva che restasse e perchè restava quando non c'era niente per trattenerla. Interi sbagli fino alla rassegnazione nel cinismo, fino a qui, a lui, che vuole stare da solo quando lei non voleva e quindi si ripete l'errore.

Lei è sola, in fondo... anche lui, non hanno speranza, non hanno domani, non hanno sogni, non si amano... sarebbero perfetti se lo accettassero, ma... inevitabilmente uno dei due non riesce, anche se... quando sono stati insieme era un po' brillare, in ogni bacio...

 Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 18:33 | Permalink | commenti (4)
categoria:je ne sais pas
lunedì, 26 maggio 2008

E' tutto inutile... è davvero tutto inutile? Non credo.Non capisco come faccio, mi stupisco di me, per la mia ostinata, incorruttibile tenacia. Non sono mai stata così per nessun motivo o persona, meno che mai per le persone...eppure per te si, per te persona, per te.

Mi sorrido se ci penso, poi sale l'amarezza, la malinconia, poi ancora sorrido e poi chiudo tutto con il solito pensiero e ancora sorrido... per te, per te persona, per te si.

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 05:35 | Permalink | commenti (1)
categoria:nuit
domenica, 27 aprile 2008

A B C...

Una lunga fila di lettere, più di ventuno, che s'incrociano nella mia testa in stradine poco illuminate dalla saggezza, un gruppo di pensieri obliqui senza nessuna intenzione di raddrizzarsi, un sabato, che non sapevo lo fosse perchè identificare il nome del giorno giusto per me è arduo ultimamente e non solo da così poco.
Non mi analizzo, non ho laurea specifica, ma scrivo, per vedere se qualche punto a capo
fila via meglio in ortografia invece che nei miei neuroni.
Ieri dovevo andare in posta a pagare un bollettino, ma era la liberazione e non mi sono
accorta fino a quando non ho visto la saracinesca col lucchetto e il deserto delle strade. Domani volevo andare a fare la spesa perchè mi mancano un po' di cose, solo due o tre, ma è domenica quindi ci devo pensare lunedì. Oggi non mi sono affaticata molto come ieri, ma è stato peggio quattro giorni fa e non me lo ricordo che giorno fosse, mi ricordo solo che ti ho stretto la mano e sono andata via, con la mia solita aria buffona che inganna, che affino sempre di più, senza averla imparata a scuola ma ne potrei insegnare a chiunque se fosse una materia...
Quante lettere insieme, quante parole composte e sono appena all'inizio e già siamo alla
fine vero? Ma insisto cocciuta a non dirtela, perchè se la sentissi dalla mia bocca ci crederesti per l'immensa fiducia che hai posto in me e perchè sai che non dico nulla se non lo sento davvero, ma non farti nessuna idea a riguardo perchè negherò.

"Un mese" mi hai detto...
"Eh no, mi sembra poco dai, quante chemio hai fatto l'altra volta? Mi sembra dieci, o
dodici. Se ne fai una ogni quindici giorni fanno solo due e sono poche per vedere gli effetti, dai, lo sai anche tu che sono poche. Non sai più contare? Ah capito, la febbre ti ha abbassato gli amper del cervello eh?" e ti ho sorriso, da bugiarda, come se non avessi capito cosa intendessi con quel pollice alzato e quel sussurro di voce dalla bocca stretta.
Si è chiusa di più dopo l'ultimo intervento e non ci passa la forchetta per intero, ma hai
trovato il sistema di mangiarti lo stesso, di nascosto, il wuster con la pancetta e l'uovo, che se ti scopre Paola ti fa una predica di sei ore! Che ti fa male, alza il colesterolo, ti manda in tilt la glicemia, ti fa venire i brufoli sul sedere e poi ti lamenti del mal di stomaco e lei ti dice te l'avevo detto... ma... ma niente è più geniale di farlo a pezzettini di due millimetri e infilarlo in bocca con lo stuzzicadenti, niente è più del piacere di mangiare un desiderio, niente è più che vederti concentrato nel taglio preciso e allenato che ridi col sapore di tutto quel grasso in bocca e soddisfatto, orgoglioso, mi fai cenno di mantenere il segreto, non ti preoccupare, lo sai che siamo complici da una vita e lo terrò fino alla morte, la mia... la tua la rifiuto, non sei tipo da paradiso ne inferno, sei tipo da stare qui, a rompere le palle con le tue raccomadazioni da padre anche con me, te lo scordi sempre che non sono più la bimbetta che non sapeva lavarsi da sola e che vestivi la mattina per l'asilo. Quella dei puzzle  la sera in silenzio per ore a concentrarci sui pezzi fino a sentire la stanchezza dell'immobilità sulla sedia, fino alla voce di tua madre che ci faceva da orologio ed era sempre tardi, ma era troppo presto per andare a dormire come tutte le bambine e allora erano cinque lunghissimi minuti ancora, coi tuoi occhi da furbo che rispondevano ai miei.
E' da lì che abbiamo cominciato a capirci con lo sguardo e tutt'ora basta quello, anche se
ora il mio fugge per qualche istante e non si fissa su nulla mentre ti faccio coraggio con una fila di parole che dico ma nel mio profondo non palpitano come otto anni fa e non sai come lo vorrei. Compro ancora i puzzle quando me ne piace uno ma restano nella scatola.

Un mese fa stavo per convincerti a fare il viaggio in Sicilia, tu, mio padre e zio. C'è una casa bellissima sulla spiaggia che vi aspetta, noleggio auto e giri nei paesi a rivedere i posti della gioventù, voi tre soltanto, niente mogli con le scarpe scomode e negozi da vedere, solo la libertà di mangiare sui muretti un sacchetto pieno di noci e le arance a spicchi, gli occhi per guardare il mare e i compaesani da salutare ad ogni angolo, i tramonti a chiaccherare e un piatto di pasta con la ricotta. Ci verrei anche io, ma so che è un viaggio esclusivo e sorrido al pensiero di quante ne combinerete insieme.
Dopo la Tac ci penso, hai detto. Ecco pensaci bene, sai che papà non và se non ci sei anche
tu. E' solo un controllo, ti dico. Ti sei guardato intorno e poi l'orologio, era ora di andare a casa per pranzo, era tutto pronto fin dal mattino, mancava la padella e accendere il fuoco per il segreto.

"Vai a casa a mangiare"
"No, sto ancora un po' ti devo raccontare l'ultimo guaio che ho fatto. E poi faccio dieta
come te, così m'infilo nel costume quest'estate!"
Sbuffi...
Sei stanco... o per dire come dici tu, ne hai pieni i coglioni, lo so, quello lo sento e non
consolarmi dicendo che non molli, non servono i discorsi con me, falli agli altri, ai tuoi figli, a tua moglie, a mio padre che non parla vicino al tuo letto ma ti porta le sue invenzioni per tenere fermo il sondino alla maglia del pigiama, è geniale anche lui come te, usa la fantasia, me l'avete ragalata sapete? E' la migliore eredità che io possa aver avuto e la mantengo con orgoglio.
C'è una bottiglia di the sul comodino, un succo di frutta alla pesca... una siringa.
Hai imparato come fare per bere, hai visto me la prima volta e poi hai fatto tu da solo con
l'abilità di un gesto conosciuto, normale, adeguandoti con la forza della vita ai cambiamenti imposti e alla solitudine di una malattia infima che non ti lascia stare. Ma non sei perdente tu, è impari la gara, ti sta sfogliando la pelle centimetro dopo centimetro, si è presa i lineamenti del tuo viso, metà dei tuoi denti, metà del collo, ma il giro in piazza alla mattina per il caffè è un rito immancabile e a sconosciuti che si soffermano un po' di più sulle cicatrici rispondi con un ciao a mano alzata senza conoscerli, facendoti passare per matto... ma non te ne frega, con la strafottenza ti ribelli così al mondo dei sani, ed è la carta giusta per vincere la mano di poker della dignità.

Uscendo squilla il telefono, è un' amica in vacanza che vuole un passaggio dall'aereoporto domani, cammino lentamente, stesso percorso di ogni sera. Vengo a trovarti quando sei da solo, preferisco la tranquillità del fuori orario e so che piace anche a te, è un altro rito tra noi, immancabile. Arrivo alla macchina e metto in moto guardando il cielo nuvoloso. Mi era arrivato un sms mentre parlavo con lei, era tuo.
Non so pregare il cielo e chi ci abita, per me la multinazionale di Dio ha chiuso anni fa e le
sue azioni sono in forte ribasso nella mia anima, non ho fondi da investire per risollevarle e nessuna rinuncia per un aiuto, nessuna parola come te le insegnano a messa, nessuna devozione, usa troppo il libero arbitrio per far accadere i miracoli e non firmo un contratto di compromesso... ma... credo in te, nella valigia che farai per tornare a casa piena della tuo coraggio, credo in qualche anno ancora con te, in quel viaggio per soli uomini, in quella bocca che tornerà a masticare come tutte le bocche, in quei silenzi tra noi per dirci tutto, credo in quell'sms a cui ho risposto con lettere e parole incrociate per dirti ciò che sento, che domani è domenica e passo alla solita ora, ti porto la chiave usb così ti ascolti Bruce ed Elvis, ne avrai di musica per ore...

"Ti ho vista uscire dal pronto soccorso, buonanotte gioia, a domani, un bacio"

 Pioverà domani ma c'è tempo... non importa che giorno sia, davvero non importa, ma c'è domani... credici.

Davila


 


Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 03:34 | Permalink | commenti (3)
categoria:je ne sais pas
giovedì, 21 febbraio 2008

L' Eclissi di Luna e ...

Sta finendo ora, lei se ne sta andando, la solita signora di classe che gira le spalle, per farsi guardare la schiena luminosa, ma non senza un ultimo sorriso a noi terreni e un bacio al Sole. L'amore eterno e impossibile, l'amore perfetto, l'amore di due simili e diversi, completo, totale, di due appassionati che si ameranno sempre da lontano...

A me gli "anniversari" fanno proprio breccia profonda e anche se non lo dimostro, anche se posso nascondere il viso dietro una realtà terrena, sono sempre quella che crede agli extra-terrestri, ai pianeti che, meravigliosi, orbitano luminescenti nel mio piccolo ma infinito universo. Sono quella che stanotte, dopo 48 ore sveglia, non riesce a dimenticare uno e più anniversari, giorni in cui ero piena e lucente, innamorata pazza e incandescente e di una luce così bella che nessuno mi aveva mai visto addosso...

E lei appare ancora per un attimo in questo cielo d'alba che fa ritornare tutto come deve, non lo dimenticherà nemmeno lei questo giorno, in cui i divisi per sempre, si sono rivisti e "toccati" anche se, consapevoli, dovranno pensare a vivere ognuno le loro eternità solitarie.  Non si sono parlati, sono stati uno di fronte all'altro per 51 minuti e la Terra di mezzo, che ho immaginato diventasse trasparente per concedere ai due amanti di sentirsi... e lanciarsi messaggi d'amore e sguardi che compensano tutto il tempo che ad entrambi soffrendo mancava, tempo che mancherà ancora e chissà quando così ancora... penso mai, perchè le occasioni sono uniche, perchè comincio a credere che ami davvero solo una volta nella vita davvero e quando quell'unica volta è così potente, nonostante i destini, tutto il resto è sempre meno... sempre più di meno, fino a quando non sai più come si fa perchè hai sentito tutto per un amore e qualsiasi altro ti passa accanto ti scuote solo un po' i contorni ma non penetra, ti attornia di tenerezza che manca da chi la vorresti, di interesse, di giorni non uguali, di distrazioni, di fac simile del quotidiano che desideri... di quell'unico indissolubile desiderio che non si perde mai nel cielo stellato che fino a poco fa guardava lo spettacolo, il meraviglioso spettacolo di quell'incontro...

Lei vorrebbe una tempesta di meteoriti che modificasse la distanza di qualche milione di anni luce, un buco nero dove infilarsi per raggiungerlo, una nuova galassia per eclissarsi insieme fino a diventare un unico astro splendente... ma non è possibile, non in quest'era, forse in una futura, dove davvero e per sempre loro possano scaldare e illuminare il loro esistere...

Lui, nei suoi movimenti impercettibili la osserva e la protegge, l'accende la sera e le regala il palcoscenico di ogni notte, la tiene legata a sè con ogni fascio che emana, come se fossero braccia che stringono e ogni notte è più bella, ce la concede a fasi, geloso matto di chiunque si dichiari e quando non la si vede da qui, io so che lei splende solo per lui... come unica amante.

"Io lascio qui, tutto quello che sento per te..."

"Io ti lascio tutto e per sempre..."

C'è il sole ora e lei, dall' altra metà della Terra...

Davila De Roja

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 08:13 | Permalink | commenti (7)
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sabato, 02 febbraio 2008

 

A breve...

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 14:04 | Permalink | commenti (2)
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