A B C...
Una lunga fila di lettere, più di ventuno, che s'incrociano nella mia testa in stradine poco illuminate dalla saggezza, un gruppo di pensieri obliqui senza nessuna intenzione di raddrizzarsi, un sabato, che non sapevo lo fosse perchè identificare il nome del giorno giusto per me è arduo ultimamente e non solo da così poco.
Non mi analizzo, non ho laurea specifica, ma scrivo, per vedere se qualche punto a capo fila via meglio in ortografia invece che nei miei neuroni.
Ieri dovevo andare in posta a pagare un bollettino, ma era la liberazione e non mi sono accorta fino a quando non ho visto la saracinesca col lucchetto e il deserto delle strade. Domani volevo andare a fare la spesa perchè mi mancano un po' di cose, solo due o tre, ma è domenica quindi ci devo pensare lunedì. Oggi non mi sono affaticata molto come ieri, ma è stato peggio quattro giorni fa e non me lo ricordo che giorno fosse, mi ricordo solo che ti ho stretto la mano e sono andata via, con la mia solita aria buffona che inganna, che affino sempre di più, senza averla imparata a scuola ma ne potrei insegnare a chiunque se fosse una materia...
Quante lettere insieme, quante parole composte e sono appena all'inizio e già siamo alla fine vero? Ma insisto cocciuta a non dirtela, perchè se la sentissi dalla mia bocca ci crederesti per l'immensa fiducia che hai posto in me e perchè sai che non dico nulla se non lo sento davvero, ma non farti nessuna idea a riguardo perchè negherò.
"Un mese" mi hai detto...
"Eh no, mi sembra poco dai, quante chemio hai fatto l'altra volta? Mi sembra dieci, o dodici. Se ne fai una ogni quindici giorni fanno solo due e sono poche per vedere gli effetti, dai, lo sai anche tu che sono poche. Non sai più contare? Ah capito, la febbre ti ha abbassato gli amper del cervello eh?" e ti ho sorriso, da bugiarda, come se non avessi capito cosa intendessi con quel pollice alzato e quel sussurro di voce dalla bocca stretta.
Si è chiusa di più dopo l'ultimo intervento e non ci passa la forchetta per intero, ma hai trovato il sistema di mangiarti lo stesso, di nascosto, il wuster con la pancetta e l'uovo, che se ti scopre Paola ti fa una predica di sei ore! Che ti fa male, alza il colesterolo, ti manda in tilt la glicemia, ti fa venire i brufoli sul sedere e poi ti lamenti del mal di stomaco e lei ti dice te l'avevo detto... ma... ma niente è più geniale di farlo a pezzettini di due millimetri e infilarlo in bocca con lo stuzzicadenti, niente è più del piacere di mangiare un desiderio, niente è più che vederti concentrato nel taglio preciso e allenato che ridi col sapore di tutto quel grasso in bocca e soddisfatto, orgoglioso, mi fai cenno di mantenere il segreto, non ti preoccupare, lo sai che siamo complici da una vita e lo terrò fino alla morte, la mia... la tua la rifiuto, non sei tipo da paradiso ne inferno, sei tipo da stare qui, a rompere le palle con le tue raccomadazioni da padre anche con me, te lo scordi sempre che non sono più la bimbetta che non sapeva lavarsi da sola e che vestivi la mattina per l'asilo. Quella dei puzzle la sera in silenzio per ore a concentrarci sui pezzi fino a sentire la stanchezza dell'immobilità sulla sedia, fino alla voce di tua madre che ci faceva da orologio ed era sempre tardi, ma era troppo presto per andare a dormire come tutte le bambine e allora erano cinque lunghissimi minuti ancora, coi tuoi occhi da furbo che rispondevano ai miei.
E' da lì che abbiamo cominciato a capirci con lo sguardo e tutt'ora basta quello, anche se ora il mio fugge per qualche istante e non si fissa su nulla mentre ti faccio coraggio con una fila di parole che dico ma nel mio profondo non palpitano come otto anni fa e non sai come lo vorrei. Compro ancora i puzzle quando me ne piace uno ma restano nella scatola.
Un mese fa stavo per convincerti a fare il viaggio in Sicilia, tu, mio padre e zio. C'è una casa bellissima sulla spiaggia che vi aspetta, noleggio auto e giri nei paesi a rivedere i posti della gioventù, voi tre soltanto, niente mogli con le scarpe scomode e negozi da vedere, solo la libertà di mangiare sui muretti un sacchetto pieno di noci e le arance a spicchi, gli occhi per guardare il mare e i compaesani da salutare ad ogni angolo, i tramonti a chiaccherare e un piatto di pasta con la ricotta. Ci verrei anche io, ma so che è un viaggio esclusivo e sorrido al pensiero di quante ne combinerete insieme.
Dopo la Tac ci penso, hai detto. Ecco pensaci bene, sai che papà non và se non ci sei anche tu. E' solo un controllo, ti dico. Ti sei guardato intorno e poi l'orologio, era ora di andare a casa per pranzo, era tutto pronto fin dal mattino, mancava la padella e accendere il fuoco per il segreto.
"Vai a casa a mangiare"
"No, sto ancora un po' ti devo raccontare l'ultimo guaio che ho fatto. E poi faccio dieta come te, così m'infilo nel costume quest'estate!"
Sbuffi...
Sei stanco... o per dire come dici tu, ne hai pieni i coglioni, lo so, quello lo sento e non consolarmi dicendo che non molli, non servono i discorsi con me, falli agli altri, ai tuoi figli, a tua moglie, a mio padre che non parla vicino al tuo letto ma ti porta le sue invenzioni per tenere fermo il sondino alla maglia del pigiama, è geniale anche lui come te, usa la fantasia, me l'avete ragalata sapete? E' la migliore eredità che io possa aver avuto e la mantengo con orgoglio.
C'è una bottiglia di the sul comodino, un succo di frutta alla pesca... una siringa.
Hai imparato come fare per bere, hai visto me la prima volta e poi hai fatto tu da solo con l'abilità di un gesto conosciuto, normale, adeguandoti con la forza della vita ai cambiamenti imposti e alla solitudine di una malattia infima che non ti lascia stare. Ma non sei perdente tu, è impari la gara, ti sta sfogliando la pelle centimetro dopo centimetro, si è presa i lineamenti del tuo viso, metà dei tuoi denti, metà del collo, ma il giro in piazza alla mattina per il caffè è un rito immancabile e a sconosciuti che si soffermano un po' di più sulle cicatrici rispondi con un ciao a mano alzata senza conoscerli, facendoti passare per matto... ma non te ne frega, con la strafottenza ti ribelli così al mondo dei sani, ed è la carta giusta per vincere la mano di poker della dignità.
Uscendo squilla il telefono, è un' amica in vacanza che vuole un passaggio dall'aereoporto domani, cammino lentamente, stesso percorso di ogni sera. Vengo a trovarti quando sei da solo, preferisco la tranquillità del fuori orario e so che piace anche a te, è un altro rito tra noi, immancabile. Arrivo alla macchina e metto in moto guardando il cielo nuvoloso. Mi era arrivato un sms mentre parlavo con lei, era tuo.
Non so pregare il cielo e chi ci abita, per me la multinazionale di Dio ha chiuso anni fa e le sue azioni sono in forte ribasso nella mia anima, non ho fondi da investire per risollevarle e nessuna rinuncia per un aiuto, nessuna parola come te le insegnano a messa, nessuna devozione, usa troppo il libero arbitrio per far accadere i miracoli e non firmo un contratto di compromesso... ma... credo in te, nella valigia che farai per tornare a casa piena della tuo coraggio, credo in qualche anno ancora con te, in quel viaggio per soli uomini, in quella bocca che tornerà a masticare come tutte le bocche, in quei silenzi tra noi per dirci tutto, credo in quell'sms a cui ho risposto con lettere e parole incrociate per dirti ciò che sento, che domani è domenica e passo alla solita ora, ti porto la chiave usb così ti ascolti Bruce ed Elvis, ne avrai di musica per ore...
"Ti ho vista uscire dal pronto soccorso, buonanotte gioia, a domani, un bacio"
Pioverà domani ma c'è tempo... non importa che giorno sia, davvero non importa, ma c'è domani... credici.
Davila