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Blogger: DaviladeRoja
Ma lo so! perchè scriverlo...
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lunedì, 26 maggio 2008

E' tutto inutile... è davvero tutto inutile? Non credo.Non capisco come faccio, mi stupisco di me, per la mia ostinata, incorruttibile tenacia. Non sono mai stata così per nessun motivo o persona, meno che mai per le persone...eppure per te si, per te persona, per te.

Mi sorrido se ci penso, poi sale l'amarezza, la malinconia, poi ancora sorrido e poi chiudo tutto con il solito pensiero e ancora sorrido... per te, per te persona, per te si.

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 05:35 | Permalink | commenti
categoria:nuit
domenica, 27 aprile 2008

A B C...

Una lunga fila di lettere, più di ventuno, che s'incrociano nella mia testa in stradine poco illuminate dalla saggezza, un gruppo di pensieri obliqui senza nessuna intenzione di raddrizzarsi, un sabato, che non sapevo lo fosse perchè identificare il nome del giorno giusto per me è arduo ultimamente e non solo da così poco.
Non mi analizzo, non ho laurea specifica, ma scrivo, per vedere se qualche punto a capo
fila via meglio in ortografia invece che nei miei neuroni.
Ieri dovevo andare in posta a pagare un bollettino, ma era la liberazione e non mi sono
accorta fino a quando non ho visto la saracinesca col lucchetto e il deserto delle strade. Domani volevo andare a fare la spesa perchè mi mancano un po' di cose, solo due o tre, ma è domenica quindi ci devo pensare lunedì. Oggi non mi sono affaticata molto come ieri, ma è stato peggio quattro giorni fa e non me lo ricordo che giorno fosse, mi ricordo solo che ti ho stretto la mano e sono andata via, con la mia solita aria buffona che inganna, che affino sempre di più, senza averla imparata a scuola ma ne potrei insegnare a chiunque se fosse una materia...
Quante lettere insieme, quante parole composte e sono appena all'inizio e già siamo alla
fine vero? Ma insisto cocciuta a non dirtela, perchè se la sentissi dalla mia bocca ci crederesti per l'immensa fiducia che hai posto in me e perchè sai che non dico nulla se non lo sento davvero, ma non farti nessuna idea a riguardo perchè negherò.

"Un mese" mi hai detto...
"Eh no, mi sembra poco dai, quante chemio hai fatto l'altra volta? Mi sembra dieci, o
dodici. Se ne fai una ogni quindici giorni fanno solo due e sono poche per vedere gli effetti, dai, lo sai anche tu che sono poche. Non sai più contare? Ah capito, la febbre ti ha abbassato gli amper del cervello eh?" e ti ho sorriso, da bugiarda, come se non avessi capito cosa intendessi con quel pollice alzato e quel sussurro di voce dalla bocca stretta.
Si è chiusa di più dopo l'ultimo intervento e non ci passa la forchetta per intero, ma hai
trovato il sistema di mangiarti lo stesso, di nascosto, il wuster con la pancetta e l'uovo, che se ti scopre Paola ti fa una predica di sei ore! Che ti fa male, alza il colesterolo, ti manda in tilt la glicemia, ti fa venire i brufoli sul sedere e poi ti lamenti del mal di stomaco e lei ti dice te l'avevo detto... ma... ma niente è più geniale di farlo a pezzettini di due millimetri e infilarlo in bocca con lo stuzzicadenti, niente è più del piacere di mangiare un desiderio, niente è più che vederti concentrato nel taglio preciso e allenato che ridi col sapore di tutto quel grasso in bocca e soddisfatto, orgoglioso, mi fai cenno di mantenere il segreto, non ti preoccupare, lo sai che siamo complici da una vita e lo terrò fino alla morte, la mia... la tua la rifiuto, non sei tipo da paradiso ne inferno, sei tipo da stare qui, a rompere le palle con le tue raccomadazioni da padre anche con me, te lo scordi sempre che non sono più la bimbetta che non sapeva lavarsi da sola e che vestivi la mattina per l'asilo. Quella dei puzzle  la sera in silenzio per ore a concentrarci sui pezzi fino a sentire la stanchezza dell'immobilità sulla sedia, fino alla voce di tua madre che ci faceva da orologio ed era sempre tardi, ma era troppo presto per andare a dormire come tutte le bambine e allora erano cinque lunghissimi minuti ancora, coi tuoi occhi da furbo che rispondevano ai miei.
E' da lì che abbiamo cominciato a capirci con lo sguardo e tutt'ora basta quello, anche se
ora il mio fugge per qualche istante e non si fissa su nulla mentre ti faccio coraggio con una fila di parole che dico ma nel mio profondo non palpitano come otto anni fa e non sai come lo vorrei. Compro ancora i puzzle quando me ne piace uno ma restano nella scatola.

Un mese fa stavo per convincerti a fare il viaggio in Sicilia, tu, mio padre e zio. C'è una casa bellissima sulla spiaggia che vi aspetta, noleggio auto e giri nei paesi a rivedere i posti della gioventù, voi tre soltanto, niente mogli con le scarpe scomode e negozi da vedere, solo la libertà di mangiare sui muretti un sacchetto pieno di noci e le arance a spicchi, gli occhi per guardare il mare e i compaesani da salutare ad ogni angolo, i tramonti a chiaccherare e un piatto di pasta con la ricotta. Ci verrei anche io, ma so che è un viaggio esclusivo e sorrido al pensiero di quante ne combinerete insieme.
Dopo la Tac ci penso, hai detto. Ecco pensaci bene, sai che papà non và se non ci sei anche
tu. E' solo un controllo, ti dico. Ti sei guardato intorno e poi l'orologio, era ora di andare a casa per pranzo, era tutto pronto fin dal mattino, mancava la padella e accendere il fuoco per il segreto.

"Vai a casa a mangiare"
"No, sto ancora un po' ti devo raccontare l'ultimo guaio che ho fatto. E poi faccio dieta
come te, così m'infilo nel costume quest'estate!"
Sbuffi...
Sei stanco... o per dire come dici tu, ne hai pieni i coglioni, lo so, quello lo sento e non
consolarmi dicendo che non molli, non servono i discorsi con me, falli agli altri, ai tuoi figli, a tua moglie, a mio padre che non parla vicino al tuo letto ma ti porta le sue invenzioni per tenere fermo il sondino alla maglia del pigiama, è geniale anche lui come te, usa la fantasia, me l'avete ragalata sapete? E' la migliore eredità che io possa aver avuto e la mantengo con orgoglio.
C'è una bottiglia di the sul comodino, un succo di frutta alla pesca... una siringa.
Hai imparato come fare per bere, hai visto me la prima volta e poi hai fatto tu da solo con
l'abilità di un gesto conosciuto, normale, adeguandoti con la forza della vita ai cambiamenti imposti e alla solitudine di una malattia infima che non ti lascia stare. Ma non sei perdente tu, è impari la gara, ti sta sfogliando la pelle centimetro dopo centimetro, si è presa i lineamenti del tuo viso, metà dei tuoi denti, metà del collo, ma il giro in piazza alla mattina per il caffè è un rito immancabile e a sconosciuti che si soffermano un po' di più sulle cicatrici rispondi con un ciao a mano alzata senza conoscerli, facendoti passare per matto... ma non te ne frega, con la strafottenza ti ribelli così al mondo dei sani, ed è la carta giusta per vincere la mano di poker della dignità.

Uscendo squilla il telefono, è un' amica in vacanza che vuole un passaggio dall'aereoporto domani, cammino lentamente, stesso percorso di ogni sera. Vengo a trovarti quando sei da solo, preferisco la tranquillità del fuori orario e so che piace anche a te, è un altro rito tra noi, immancabile. Arrivo alla macchina e metto in moto guardando il cielo nuvoloso. Mi era arrivato un sms mentre parlavo con lei, era tuo.
Non so pregare il cielo e chi ci abita, per me la multinazionale di Dio ha chiuso anni fa e le
sue azioni sono in forte ribasso nella mia anima, non ho fondi da investire per risollevarle e nessuna rinuncia per un aiuto, nessuna parola come te le insegnano a messa, nessuna devozione, usa troppo il libero arbitrio per far accadere i miracoli e non firmo un contratto di compromesso... ma... credo in te, nella valigia che farai per tornare a casa piena della tuo coraggio, credo in qualche anno ancora con te, in quel viaggio per soli uomini, in quella bocca che tornerà a masticare come tutte le bocche, in quei silenzi tra noi per dirci tutto, credo in quell'sms a cui ho risposto con lettere e parole incrociate per dirti ciò che sento, che domani è domenica e passo alla solita ora, ti porto la chiave usb così ti ascolti Bruce ed Elvis, ne avrai di musica per ore...

"Ti ho vista uscire dal pronto soccorso, buonanotte gioia, a domani, un bacio"

 Pioverà domani ma c'è tempo... non importa che giorno sia, davvero non importa, ma c'è domani... credici.

Davila


 


Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 03:34 | Permalink | commenti (3)
categoria:je ne sais pas
giovedì, 21 febbraio 2008

L' Eclissi di Luna e ...

Sta finendo ora, lei se ne sta andando, la solita signora di classe che gira le spalle, per farsi guardare la schiena luminosa, ma non senza un ultimo sorriso a noi terreni e un bacio al Sole. L'amore eterno e impossibile, l'amore perfetto, l'amore di due simili e diversi, completo, totale, di due appassionati che si ameranno sempre da lontano...

A me gli "anniversari" fanno proprio breccia profonda e anche se non lo dimostro, anche se posso nascondere il viso dietro una realtà terrena, sono sempre quella che crede agli extra-terrestri, ai pianeti che, meravigliosi, orbitano luminescenti nel mio piccolo ma infinito universo. Sono quella che stanotte, dopo 48 ore sveglia, non riesce a dimenticare uno e più anniversari, giorni in cui ero piena e lucente, innamorata pazza e incandescente e di una luce così bella che nessuno mi aveva mai visto addosso...

E lei appare ancora per un attimo in questo cielo d'alba che fa ritornare tutto come deve, non lo dimenticherà nemmeno lei questo giorno, in cui i divisi per sempre, si sono rivisti e "toccati" anche se, consapevoli, dovranno pensare a vivere ognuno le loro eternità solitarie.  Non si sono parlati, sono stati uno di fronte all'altro per 51 minuti e la Terra di mezzo, che ho immaginato diventasse trasparente per concedere ai due amanti di sentirsi... e lanciarsi messaggi d'amore e sguardi che compensano tutto il tempo che ad entrambi soffrendo mancava, tempo che mancherà ancora e chissà quando così ancora... penso mai, perchè le occasioni sono uniche, perchè comincio a credere che ami davvero solo una volta nella vita davvero e quando quell'unica volta è così potente, nonostante i destini, tutto il resto è sempre meno... sempre più di meno, fino a quando non sai più come si fa perchè hai sentito tutto per un amore e qualsiasi altro ti passa accanto ti scuote solo un po' i contorni ma non penetra, ti attornia di tenerezza che manca da chi la vorresti, di interesse, di giorni non uguali, di distrazioni, di fac simile del quotidiano che desideri... di quell'unico indissolubile desiderio che non si perde mai nel cielo stellato che fino a poco fa guardava lo spettacolo, il meraviglioso spettacolo di quell'incontro...

Lei vorrebbe una tempesta di meteoriti che modificasse la distanza di qualche milione di anni luce, un buco nero dove infilarsi per raggiungerlo, una nuova galassia per eclissarsi insieme fino a diventare un unico astro splendente... ma non è possibile, non in quest'era, forse in una futura, dove davvero e per sempre loro possano scaldare e illuminare il loro esistere...

Lui, nei suoi movimenti impercettibili la osserva e la protegge, l'accende la sera e le regala il palcoscenico di ogni notte, la tiene legata a sè con ogni fascio che emana, come se fossero braccia che stringono e ogni notte è più bella, ce la concede a fasi, geloso matto di chiunque si dichiari e quando non la si vede da qui, io so che lei splende solo per lui... come unica amante.

"Io lascio qui, tutto quello che sento per te..."

"Io ti lascio tutto e per sempre..."

C'è il sole ora e lei, dall' altra metà della Terra...

Davila De Roja

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 08:13 | Permalink | commenti (7)
categoria:favole
sabato, 02 febbraio 2008

 

A breve...

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 14:04 | Permalink | commenti (2)
categoria:moi
martedì, 20 novembre 2007

I'm here standing still, no time for, no time for...

 

Me

 


Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 06:36 | Permalink | commenti (8)
categoria:chanson, je ne sais pas
giovedì, 25 ottobre 2007

Allora vediamo... come si fa pubblicità? Beh cominciamo col dire per cosa. Sto giocando ad un gioco, un reality e qualcuno dirà oh di nuovo?? Eh si di nuovo, ma non è un vizio tranquilli (forse, non assicuro...ehm...). E' un reality con in gara dodici coppie di personaggi famosi che si scontrano a suon di botte... no, scusate,ops... a suon di parole scrivendo su traccia dettata dal Capo (una certa Blixxxa... qualcuno la conosce? Eh io si

Comunque, dicevamo, gioco di coppie... io sono in coppia con,Jack chi è Jack??? Ma lo sapete siiiii è isso colui che è mio "marito" nel reality. Noi siamo la coppia Babbiona...eh si... proprio quella! Charles e Camilla i reali english very very 

 Tutti possono votare, oltre ad una giuria, quindi... fatevi sotto! Cioè no, fatevi avanti... no, nemmeno... fatevi sentire mio adorato pubblico e passanti da queste parti, quei due o tre intendo... potete leggere le prove  cliccando qui sotto

 

Clicca qui per leggere le prove dei concorrenti di Couples!

Ed esprimere le vostre preferenze (ringrazierei per la nostra...ehm) precisamente,  per un bieco manifesto tentativo di "guida al voto",  in questo post

VOTATECI... non ve ne pentirete! ;-)

Davila e Jack ringraziano...

P.s il banner principale del gioco è nella mia colonna superiore, curiosoni!!!

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 11:12 | Permalink | commenti (6)
categoria:couples
giovedì, 18 ottobre 2007

E interrompo le parole che suonano perchè fanno ancora scintille di desiderio, come l'ultimo tram notturno che sta passando adesso, quella pace che c'era, regalata da intense situazioni tra noi, pace e brividi non temuti  di essere svelati con quella semplicità di acqua che è solo acqua.
Fa freddo, è scesa la temperatura da un paio di giorni e non ricorderemo tra poco il caldo appena passato. Inizia a piovere piano, con le goccioline noiose che stirano i capelli e non toccano terra e io vado avanti...
Raramente esco... esco alla luce del sole completamente, preferisco passeggiare la notte, quando nessuno può conoscermi. In silenzio, troppe volte e spesso più frequentemente di prima.
E' la mia fragilità che si fa largo in mezzo a tanti pensieri confusi a parole non dette, a quei coriandoli di gioia che continuavano a sommergermi, a darmi sensibilità e calore, a farmi sentire la donna che non ero mai stata e più sarò così, a risvegliarmi la libertà di essere solo me stessa, così tanto addormentata dal passato prima di te.


Voglio te e solo te... fa vivere, fa volare, fa che io sia libera di... 


Mi stupisco ancora di chi non si prospetta niente ed è pronto a condividere tutto... mi stupisco sempre di te.
Mi stupisco che mi vuoi, che vuoi proprio me, dicendo che tutto quello che sono è facile da amare, concludo sempre sorridendone, perchè se davvero guardassi bene vedresti quanti rampicanti affollano la mia mente, di come la devastano con le domande e le certezze che credo di conoscere perfettamente, presuntuosa.
Quello che tu dici di me io dico di te, mai nessuno mi ha fatto stare bene così, mai nessun desiderio appena accennato diventava poi parole e gesti definiti, molto e quasi tutto restava sopito dentro. Ma tu non sai, non lo immagini più come sto con te, come sono felice di stare, di averti accanto, presente, nell'assenza di non poterti toccare che fa male ma... che ci ha sempre fatto sentire i brividi nell'immaginare di farlo, come due pazzi fuori dal mondo e pochi come noi, nessuno quanto e così a lungo come noi.

Non ci sono persone stanotte, vorrei che venissi tu, come ora sei nella mia mente e nemmeno lo sai come sei la sua quiete, nemmeno l'ho mai detto abbastanza di come ti rifletto, di come sei vicino anche quando mi perdo nei miei viaggi fantastici che mi portano là dove ero felice... là dove volevo te, mio extraterrestre venuto da chissà che mondo.
E sono in questo con i piedi che vanno da soli, sui sanpietrini di questa piazza deserta che scricchiolano sotto le suole nei punti in cui sono divelti da terra, li guardo e li conto per distrarmi dalla pioggia che cade, dalla solitudine di voler essere ovunque con te, da questi pensieri con le facce di un dado da giocare ancora una volta.
Dovevamo forse non incontrarci mai, doveva risparmiarci un destino nero e senza pena per chi aspira a sognare di essere felice... ora lo ucciderei, tanto quanto lo amo per avermi fatto sentire come si ama davvero, tu lo senti?
Senti questo silenzio intorno... scoprilo e non buttarlo via, anche se sembra che io stia meglio così, come siamo ora noi con le nostre distanze e simbiosi a fasi alterne, che vedo ancora come mie e solo mie. Mi hai portato dentro un alba sul mare, notte dopo notte, e vivevo il giorno senza staccarmi da te... dentro quel mondo parallelo che ora rivorrei tutto come altro che non so dire nemmeno da sola perchè temo che lo capiresti, perchè ho sempre avuto quel timore misto a piacere che tu leggessi la mia mente, momento dopo momento, parola su ogni parola e io con te... presuntuosa di saperlo fare meglio di chiunque e come mai nessuna saprà fare profondamente. Rideresti adesso di ciò che penso, forse timidamente ma con la tua solita spavalderia di rifuggire alle situazioni in cui sei disarmato, momento che io amo di più, in cui ti bacerei più di ogni altra volta, di cui avrei cura della sua innocenza così straordinaria...
La passione che implode dentro me, ferve, non ha pietà per me.
La mia natura... la mia sola natura mi spinge più forte nella direzione opposta e più la contrasto, più si alimenta, di infinitesimali atomi di energia a cui posso solo piegarmi e stringere forte la ragione. E' vedermi aggrappata ad un albero, la testa verso il basso, gli occhi chiusi e un vento impetuoso  che vuole stravolgermi ancora e portarmi là, dove sono stata fuori completamente, senza paura e dubbio, senza dovere, senza respirare se non tutto l'amore che mi accarezzava, dolcemente, fantasia e corpo e cuore violentato da migliaia di errori, sensi nuovi e riscoperti nell'incredibile, meraviglioso essere tua.
E ora che sono un pensiero da custodire, riposto in quello spazio di pace che vieni a cercare,  che non saprò mai come sarà appartenerti, che guarderò quando vedrò chi apparterrà a te e ora inquieta ritorno indietro, ormai è notte fonda, un cane attraversa la strada sicuro che niente gli farà paura, vorrei esserne sicura anche io, ma mi manchi tu per non sentirla e sono qui tra le braccia di una notte che non mi scalda come le tue.
Ora che il giubbotto è zuppo di malinconia, ora che sono uscita, stanotte per cercarti dove siamo sempre rimasti e dove non ci divideremo, almeno qui, almeno nei pensieri, fammi sentire come si sta dentro te ancora una volta, da cui prenderò di nuovo e per sempre la gioia di stare con te, accanto... tu che sei, tu che sei me.
 
Give me... you

Davila

Questo è il racconto scritto a due menti, forse matte ma bellissime,  la mia e di Jack, ascoltando la stessa canzone, Bliss dei Muse, da cui ognuno si è ispirato liberamente, come noi sappiamo fare, come noi sappiamo essere in questa stessa passione di scrivere che ci accomuna. Il suo è nel suo blog

E ora vado a leggerlo qui...

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 05:22 | Permalink | commenti (3)
categoria:moi et jack
mercoledì, 17 ottobre 2007

Passion...

Pascal Renoux

E la Passione di sentirla dentro.... al suo ritmo libero.

 

 

 

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 21:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:rouge
domenica, 14 ottobre 2007

Immaginazione...

Un grande hotel, una hall di cristallo e luci ovunque... tu che prendi l'ascensore e io ti vedo, prendo le scale, non andremo mai allo stesso piano ne sono sicura. Arrivo al mio col fiatone, apro la porta del corridoio e qualcuno entra nella stanza proprio li accanto. Vedo le sue spalle, larghe, in forma dentro una camicia bianca, i capelli neri sul colletto e mi fermo. Non mi nascondo, non serve, stai entrando e ci vuole un respiro ancora per essere al sicuro, passato, porta chiusa. Imbarazzata la oltrepasso camminando veloce, poi corro verso la mia, la apro in fretta e mi chiudo dentro... mi chiudo fuori dall'ansia che ci mancava poco, troppo poco perche mi vedessi e non volevo. Mi siedo per terra, la borsa scivola dalla spalla e non ci vedo quasi più... sono una sciocca in questo momento, non mi avresti riconosciuta ovviamente, sono passati anni e sono cambiata in tutto quello che tu ricordi, se mai tu ricordi, ricordi di me donna con la pettinatura da ragazza, con le scollature generose, le scarpe basse i tacchi di rado, gli occhi svegli, il naso che si arricciava sorridendo... è passato, respiro piano ora e sono ancora sciocca ma il timore non se ne va...

Non riconoscermi ti prego, non ricordare mai quello che di me amavi, posso cambiare albergo si e lo farò domani, in fretta, perchè il caso non è a mio favore, potrebbe capitare che arrivi prima che tu chiuda la tua porta e girandoti mi guarderesti e non posso sentire la paura di vedere che ti ricordi, non la sopporterei, tanto quanto non ho retto l'averti lasciato andare via dieci anni fa... dieci, otto mesi e... e... si è domani, domani sono tutto quello che è stato ed è assurdo riviverlo con te qui. Mi rialzo e mi appoggio al tavolo e nonostante non lo voglia rivedo tu che sali in ascensore senza voltarti, non sei cambiato tu... me ne sono andata io, prima che tutto finisse, nessuna spiegazione, solo sparire, niente lettere, niente telefono e una corsa verso il domani da sola...

Dieci anni e sola lo sono ancora, nessuno da ferire, nessuno da lasciare coi perchè appesi all'aria. Ho ritrovato l'equilibrio di sapermi accettare senza aspettative alcune e me la cavo. Ho perso anche l'immaginazione di sognare, sono concreta e mantengo protettive distanze da coinvolgimenti emozionali che sono rimasti in quella città mai più vista per scelta, dove i sogni erano vicini e forse avrebbero dirottato la realtà. Non l'ho retta, la mia, quindi via... sconosciuta e sfuggente e pensavo per sempre, ci credevo, mi sono ricostruita una vita cominciando così e ora non può essere diverso... e ora sono stanca, vederti mi ha stravolto come non è mai più successo e non ricordo più come si fa a pensare ad altro, quando l'uomo che era della tua vita riappare nel presente, come si fa a smettere di tremare pensandolo, come si fa ... a dimenticarti.

Telefono alla reception, fortuna che è solo un numero, non ne vedrei altri sulla tastiera. Una voce gentile mi conferma che posso lasciare la stanza domani mattina entro le 12. Metto giù... bene, il caso non giocherà mai più così con me e nemmeno la vita... quella di adesso è la mia per sempre, fino a che arrivi quel giorno e non manca molto e sarò lontana da qui e piano rimetterò anche questo momento dove non lo posso più riprendere, dove non lo posso più immaginare, dove una volta ero innamorata e ora scopro che quella tua camicia ce l'hai ancora e mi stava bene indosso... e immagino...

Sono sciocca e lo specchio di fronte dice di no, lasciando scendere due lacrime mancate alle infinite di anni fa, mancavano queste due, non le immaginavo...

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 20:37 | Permalink | commenti (1)
categoria:a
sabato, 06 ottobre 2007

Quindici giorni o sei mesi?

E arrivi dove non vuoi essere, perchè la testa, i pensieri, le idee, gli stati d'animo sono ben lontani da quell'azzurro cotone. E pensi che sarà come al solito, forse anche peggio... forse avrai le gambe più gonfie domani e ti lamenterai delle tue scelte e dirai che è ora di cambiare, di nuova aria, di nuove e confuse incertezze, che quella tipa è una a cui bucheresti le ruote della macchina pur di non vedertela davanti frizzante e con il fucsia sulle labbra sporgenti come lamette che ti tagliano la dignità quando le usa per sillabare parole. E l'altra che parla, parla troppo e la ascolti sempre meno, vorresti che ci fosse un sibilo, ora, si, un sibilo forte che ti stordisca da non sentirla proprio più. E la piccoletta che si è tagliata i capelli e sta benissimo, che arriva in ritardo e chiede scusa abbassando gli occhi, niente sorriso, strano... lei sorride anche se un laghetto di melma le si piazza sotto le scarpe, sorride per farti sorridere, parla per farti ridere di se stessa, si agita come una bambina emozionata quando ti spiega qualcosa, ammicca dopo ogni battuta che ti fa venire meno noia di restare.

Parlano e lei sta immobile, guarda di là, pensa altrove. Si,vero, capita la giornata storta a tutti, capita che non sei in forma e presente sei assente. Le parlo dopo, penso...

Era meglio di no, era meglio bucare le ruote e scappare via, era meglio ascoltare quella nenia per tutta la vita, era meglio pensare che beh capita, come appena detto da una femmina idiota che non si fa toccare nemmeno da monsone indiano, che sentire da una voce sottile, faticando per dire tutto, che ... quindici giorni o sei mesi. Non è una domanda, è una finestra di tempo che durerà una vita. Una giovane, una semplice, una timida, una... e quel tempo mi entra dentro e mi stordisce come aver sbattuto contro una porta chiusa, che mi ha annientato crudelmente qualsiasi altro pensiero e penso al mio tempo, lascivo e senza obbiettivi, sempre meno di quello che vorrei, sempre al limite minimo per agire, all'ultimo momento è la mia abitudine.

E non voglio arrivi il tuo, ultimo e sensa dopo. Ti ho vista innocente pregare, ti ho vista impaurita per il suo piccolo futuro, cinque anni fa. Ma lui è un "micro uomo" dicevo io e tu e Davide ridevate dietro un plexiglass annebbiato dall'umidità; carezze alla plastica prima della sua pelle sottile. Ci stavi bene con quel piccolo pelato contro il seno, scaldarlo e amarlo senza gesti, senza parole, respiri tu, respira lui... questo è il legame perfetto, assoluto e divino, inscindibile quanto precario allora. Cinque anni e cammina, parla, ragiona, troppo grande sta diventando e non immaginava nessuno come ce la potesse fare, ma è quasi un miracolo... uno dei rari vissuti, il mio primo, nato in un natale senza neve, mesi in una culla a termometro e tubi ovunque e ora disegna casa e se stesso da appendere al letto di sua sorella. Non ha i suoi occhi vero? Sono castani come Davide, Marco invece ha i tuoi verde smeraldo. Senza capelli, con una faccetta furba che ti somiglia, troppo direi, troppo per non piangere poi ogni volta che la rivedrò.

E tu respiri... respira, ti prego respira e perdonami se non smetto di parlare, se ti racconto del mio tempo, vedendo foto di montagna e di musica appena sentita, dei miei nipoti, di quel ragazzo troppo scemo che credeva di sedurmi, di quella capa farfalleggiante che mi fa incazzare e che prendo in giro per ogni cosa, di questa mattina che la tizia al bar lagnava un cappuccio "ben caldo" dopo averlo bevuto, e scusa se la brioche non è calda, ma spero sia buona... mastica piano Claudia, respira e poi inghiotti piano quel pezzo di dolce tra le dita e fa niente se qualche granella di zucchero cade sul pigiama azzurro, come il mio cerchietto sui capelli. "Ne ho due, te ne porto uno? No grazie, non li uso"... e manca il fiato per otto sillabe e ancora plastica dove cercare sollievo. "Però ti dona la mascherina, è chic fatta così, è di quelle moderne, direttamente aria dalle Alpi!!" E tu ridi, tra un sighiozzo e le lacrime e due respiri affannati di seguito. Non ci bado, continuo a parlare, vorrei che ogni parola mia fosse cellule nuove per te, sane, capaci, vive... e te lo dico con la mente questo perchè non devi sentire come la disperazione sta mangiando me. Come ho chiesto stanotte a quel divino illuminato incastonato nel cielo di fare un asta per darti tempo, un baratto gratuito, forza venite! Chi ne ha ne ceda un po', si regala tempo qui, iscrivetevi alla lista voi ricchi d'anni e donate ai poveri dei minuti; non abbiate paura, basta un giorno dei vostri, non si chiede un miracolo, un giorno da tutti è tempo in più per lei... per lei, per loro, per non doverti ricordare senza parole e senza verde tra le ciglia.

E' un affare a cui ci sto. Prenditeli questi anni in cui io non farò nulla e lei potrebbe essere tutto, come già lo è, come piange perchè ha paura che gli manchi la forza di lasciare e io deglutisco veleno contro il destino. Nel momento più dolce, hai rivoltato la terra, sei bastardo sai? Potevi farne a meno, potevi non fecondarla di nuovo per poi portarla con te lontano dai frutti, da Giulia... che non sa tenere tra le braccia perchè cedono ed una mano è impegnata a spingere aria dentro a quel pezzo d'organo viscido che non fa da solo. Maledetto anche tu! Cosa te ne fai di lei? Lasciala qui, a spingere il passeggino, a comprare scarpine rosa e vestiti per crescere... ne puoi fare a meno di lei, loro no. Ti chiedo pietà, sai cos'è. La senti in ogni preghiera di chi vuole speranza, non girare le spalle stavolta, è un prezzo immenso... meschino da chiedere, dove sai bene che rancore e odio avrai di seguito.

"Dovrei cominciare lunedì o martedi", "Ehi sei raccomandata, il gran capo in persona in udienza da te" due lacrime ancora a screpolare quell'angolo, scendono sempre nello stesso punto, le guardo cadere senza farmi accorgere, tengo le mie per adesso. A te, lunedì farò vedere fumetti in bianco e nero di una parodia segreta, ti porto le pizzette del panettiere e ce le mangiamo sbriciolando su pigiami, lenzuola e tutto quel che vuoi... tutto il tempo che vuoi, te lo prometto. Quincidi giorni o sei mesi o sempre. E respiri... respira... ti prego.

Davila

Respiro bruciato da: DaviladeRoja alle ore 14:16 | Permalink | commenti (2)
categoria:noir